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Somministrazione e Licenziamento Collettivo

Le agenzie di somministrazione di lavoro a parare del Ministero del lavoro non sono tenute all’applicazione delle procedure di Licenziamento Collettivo.

E’ questo il parere del Ministero espresso nell’interpello n. 1 del 2015 a seguito di una richiesta del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, a fronte di un possibile licenziamento di almeno 5 interinali nella stessa provincia (che integrerebbe un caso di licenziamento collettivo).

In particolare, è stato chiesto se si dovesse fare ricorso alla procedura di licenziamento collettivo di cui agli artt. 4 e 24 della legge n. 223/1991, ovvero a quella di licenziamento individuale prevista dall’art. 7 della legge n. 604/1966.

La fattispecie riguardava più di 5 lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, occupati in ambito di gara pubblica per servizi di somministrazione di lavoro per 36 mesi e che sarebbero stati licenziati. L’art. 24, comma 1, della legge n. 223/1991, prevede l’obbligo della procedura di informazione e consultazione sindacale alle imprese che occupano «(…) più di quindici dipendenti e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, intendano effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia. Tali disposizioni si applicano per tutti i licenziamenti che, nello stesso arco di tempo e nello stesso ambito, siano comunque riconducibili alla medesima riduzione o trasformazione». Tuttavia, l’art. 22, comma 4, del D.Lgs. n. 276/2003 prevede che «le disposizioni di cui all’art. 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, non trovano applicazione anche nel caso di fine lavori connessi alla somministrazione a tempo indeterminato. In questo caso trovano applicazione l’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e le tutele del lavoratore di cui all’articolo 12». Per il Ministero, l’art. 22, comma 4, del D.Lgs. n. 276/2003 esclude l’applicabilità della procedura di licenziamento collettivo per le Agenzie di somministrazione, per i casi in cui il recesso riguardi i lavoratori assunti a tempo indeterminato, anche se la fine dei lavori corrisponda alla cessazione dei servizi di somministrazione a tempo determinato in ambito di gara pubblica. La previsione è coerente con altre fattispecie analoghe disciplinate dall’art. 4 della legge n. 223/1991: che non trova applicazione nel corso di eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali e saltuarie, nonché per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato. Così come, ricordiamo, che la procedura di licenziamento collettivo non trova applicazione per licenziamenti intimati in occasione della cessazione di appalto. Lo stesso art. 22 della legge Biagi richiama l’applicabilità degli artt. 3 e 12 della legge n. 604/1966, i quali rispettivamente forniscono la nozione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e fanno salve le più favorevoli condizioni previste dai contratti collettivi e dagli accordi sindacali, senza escludere che i medesimi licenziamenti debbano seguire la procedura prevista dall’art. 7 della stessa legge n. 604/1966, peraltro introdotta dalla legge n. 92/2012 e quindi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 276/2003. Pertanto, in ipotesi di licenziamento di lavoratori a tempo indeterminato, ma somministrati, di un’Agenzia interinale, vi è solo l’obbligo di rispettare la procedura conciliativa dell’art. 7 della legge n. 604/1966, se l’Agenzia in questione ha i requisiti dimensionali previsti da questa norma.

Licenziamenti collettivi: la procedura deve riguardare anche i Dirigenti

Come noto, nelle imprese di grandi dimensioni (qualificate dal legislatore come quelle che occupano alle proprie dipendenze più di 15 lavoratori), allorchè il datore di lavoro intenda operare una riduzione di organico legata a calo o trasformazione di attività con più di cinque licenziamenti nell’arco di 120 giorni, deve essere osservata una specifica procedura di cui alla L. 23 luglio 1991, n. 223, che prevede il coinvolgimento delle organizzazioni sindacale con lo scopo di analizzare e se possibile ridurre gli impatti dei recessi.

Ebbene tradizionalmente l’applicazione della norma non ha mai riguardato i licenziamenti dei dirigenti, anche se nei termini indicati dalla norma, anche perché la Corte Costituzionale aveva dichiarato inammissibile la questione di legittimità legata alla non inclusione dei dirigenti nella citata norma.

Le discipline comunitarie, tuttavia, impongono agli stati membri di adottare normative interne che prevedano , da parte del datore di lavoro, l’adozione di iniziative di informazione e consultazione sindacale per tutti i lavoratori (e quindi anche per i dirigenti).

Gli scenari possibili sono dunque due: o si ritiene che le disposizioni di cui alla L. 223/91 siano applicabili anche ai dirigenti; oppure la questione dovrà essere rimessa alla Corte di Giustizia europea perché valuti la compatibilità della normativa interna con le discipline comunitarie. Criteri di compatibilità sistematica depongono in favore del primo scenario.