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Impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo

L’impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo è un atto che deve essere compiuto dal lavoratore nel termine di 60 giorni dalla comunicazione.

Il Licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve essere basato su motivi legati alla riorganizzazione del lavoro nell’impresa.

Costituiscono un valido motivo di impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo il fatto che non vi sia necessità della riorganizzazione per assenza di crisi aziendale, ovvero per non veridicità della soppressione del posto di lavoro che potrebbe stare alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Con la riforma del 2012, vengono inoltre ricondotte all’area del licenziamento per per giustificato motivo oggettivo anche il superamento del periodo di comporto e del licenziamento per inidoneità fisica o psichica del lavoratore, ipotesi sulle quali la giurisprudenza non è sempre stata unanime.

 

Impugnazione del licenziamento e causa di licenziamento

L’impugnazione del licenziamento è un atto formale che deve essere compiuto dal lavoratore, anche tramite l’avvocato del lavoro, nel termine decadenziale di 60 giorni dal licenziamento.

Per impugnare il licenziamento è necessario un qualsiasi atto scritto trasmesso al datore di lavoro nel quale si scrivere la seguente formula: “Contesto e impugno il licenziamento perchè nullo, illegittimo e comunque inefficace e mi pongo a disposizione del datore di lavoro per l’immediata ripresa dell’attività lavorativa”.

L’impugnazione del licenziamento deve essere trasmessa al datore di lavoro a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno o a mezzo pec, preferibilmente anticipata via fax.

Il termine per impugnare il licenziamento è di 60 giorni dalla data in cui si riceve il la lettera di licenziamento e non dal momento in cui effettivamente cessa il rapporto di lavoro, ad esempio perchè viene svolto il preavviso nel licenziamento per giustificato motivo.

Impugnare il licenziamento è un atto preliminare rispetto alla causa di licenziamento, che deve essere depositata dall’avvocato del lavoro nel termine di 180 giorni dall’impgunazione del licenziamento.

Nelle imprese che occupano alle proprie dipendenze più di 15 dipendenti nella singola unità o in un Comune ovvero che complessivamente occupano più di 60 dipendenti a tempo pieno e indeterminato, l’impugnazione del licenziamento e causa di licenziamento vengono trattati con un rito separato c.d. Fornero.

Si tratta di un rito sommario e che corre in una corsia preferenziale che consente di arrivare ad una prima sentenza nel giro di un paio di mesi dal momento del deposito della causa di licenziamento.

Il rito di impugnazione del licenziamento c.d. Fornero, però, vale solo per i lavoratori assunti prima del 9 marzo 2015, ovvero prima dell’introduzione delle nuove regole sui licenziamenti previste dal c.d. Jobs Act.

Per i nuovi assunti, infatti, è stato abolito il rito sulle cause di licenziamento e si dovrà promuovere una causa di licenziamento ordinaria.

Nelle imprese con mendo di 15 dipendenti, invece, la causa di licenziamento deve sempre essere depositata nel termine di 180 giorni dall’impugnazione del licenziamento e il risarcimento del danno da illegittimo licenziamento è compreso tra le 2,5 e le 6 mensilità.

In ogni caso, considerando la delicatezza dell’atto di impugnazione del licenziamento e la necessità di un avvocato del lavoro per la fase di deposito della causa di licenziamento è comunque opportuno rivolgersi all’avvocato del lavoro sin dal momento in cui si riceve la lettera di licenziamento, o – ancora meglio – appena si avverte l’aria di un prossimo licenziamento.