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Non firmare una lettera di richiamo: cosa si rischia?

Una domanda che ci viene rivolta di frequente si riferisce a quale comportamento mantenere nel caso in cui il datore di lavoro richieda di firmare una lettera di richiamo.

In proposito va fatta una precisazione in ordine al significato di “lettera di richiamo”. 

Ebbene la legge prevede che nel caso in cui il datore di lavoro ritenga un dipendente responsabile di un comportamento disciplinarmente rilevante, debba osservare una specifica procedura (disciplinare, appunto) che consiste nell’invio di una comunicazione di addebito al dipendente, una successiva fase – di solito della durata di 5 giorni – in cui al dipendente è consentito presentare le proprie giustificazioni e di una terza fase in cui il datore di lavoro, a chiusura della procedura, può procedere con una lettera di sanzione del comportamento disciplinare

Quando si parla di “lettera di richiamo” di solito si intende la prima comunicazione, quella che giuridicamente è definita “lettera di contestazione disciplinare”. 

In linea generale in questi casi non firmare la lettera di richiamo non è una buona idea, per diversi motivi.

Firmare o non firmare la lettera di richiamo? Sì, ma per sola ricevuta

Anzitutto, se non si firma la lettera di richiamo come ci si può giustificare in maniera precisa e puntuale? È chiaro che, per potersi validamente difendere, è necessario conoscere le ragioni della contestazione. 

Tra l’altro, in questi casi, un supporto tecnico di un Avvocato del Lavoro è molto utile perché già nel leggere una lettera di richiamo l’avvocato specializzato in Diritto del Lavoro sa consigliare la strategia migliore di difesa avvantaggiandosi anche delle lacune della lettera

Inoltre, non voler firmare una lettera di richiamo espone il dipendente ad una ulteriore contestazione disciplinare, giacché rifiutarsi di voler ricevere una contestazione del datore di lavoro integra una ulteriore condotta disciplinarmente rilevante. 

Infine, non è utile ad altri fini: anche se ci si rifiuta di firmarla, la comunicazione viene comunque inviata o si intende consegnata, con la conseguenza che il dipendente non riesce ad evitare di accettare il contraddittorio sulle questioni contestate.

Il nostro suggerimento è quindi quello di ricevere senza problemi la lettera di richiamo e di limitarsi a firmare per sola “ricevuta”, non per “accettazione”. 

Che differenza c’è col procedimento disciplinare?

In un secondo significato “lettera di richiamo” può voler dire la lettera che conclude il procedimento disciplinare, con una sanzione (che può essere il richiamo scritto, la multa o la sospensione).

Anche per questo caso, valgono le considerazioni di cui sopra: non firmare la lettera di richiamo non è una buona idea, perché non consente di conoscere i motivi della sanzione e quindi di opporsi all’applicazione della sanzione, che può essere impugnata con un ricorso giudiziale o una opposizione all’Ispettorato Territoriale, avvalendosi di un avvocato specializzato in diritto del lavoro. 

È opportuno, per i singoli casi specifici, richiedere un appuntamento cliccando qui sotto.

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