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Mansioni di livello superiore

Non è raro che i lavoratori subordinati svolgano mansioni che, secondo quanto stabilito dalla contrattazione collettiva, dovrebbero prevedere, oltre al riconoscimento di un livello superiore da parte del datore di lavoro, anche la consequenziale maggiorazione retributiva in busta paga, ossia il pagamento delle cosiddette differenze retributive.
Ciò lo si evince dal primo comma dell’art. 2103 c.c., secondo cui “Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte”, ed anche dal settimo comma dello stesso articolo, che afferma quanto segue: “Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione diviene definitiva, salva diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi”.

Per differenze retributive si intendono gli importi che spetterebbero al lavoratore, ma che non sono stati riconosciuti e pagati dal datore di lavoro.

Esse possono concernere: 

  • il mancato riconoscimento del passaggio ad una qualifica o ad un livello superiore come previsto nei vari C.C.N.L.;
  • il mancato riconoscimento delle ore di lavoro straordinario prestate dal lavoratore;
  • l’erogazione di una retribuzione base inferiore a quella prevista dal C.C.N.L. di categoria;
  • le differenze retributive dovute alla mancata applicazione di scatti di anzianità;
  • le differenze retributive determinate da un errato inquadramento contrattuale del lavoratore;
  • la mancata erogazione di tutto o parte del T.F.R. al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

L’attribuzione di differenze retributive per mansioni di livello superiore, esige la dimostrazione, in fatto, circa l’esecuzione di prestazioni che possano essere assimilabili, in astratto, nell’ambito di una qualifica professionale superiore (Trib. Rieti 19-7-2012 n. 486).

Il lavoratore può chiedere al datore di lavoro le differenze retributive maturate prima del formale riconoscimento del livello superiore, e ciò entro i limiti della prescrizione quinquennale che decorre dal giorno in cui sono state svolte le pretese mansioni superiori per la prima volta.

Il lavoratore, al quale non siano state pagate le differenze retributive, deve inoltrare, a mezzo di un legale, una contestazione scritta al datore in cui devono essere indicate le voci della retribuzione ed i relativi importi che non gli sono stati corrisposti.

Qualora il datore di lavoro rimanga inerte, il lavoratore, a seconda dei casi, può:

  • richiedere che il Tribunale emetta una ingiunzione di pagamento nei confronti del datore di lavoro;
  • attivare il tentativo di conciliazione davanti all’Ispettorato territoriale del Lavoro oppure in sede sindacale;
  • promuovere una causa ordinaria di lavoro.

La condanna del datore di lavoro a pagare le differenze retributive include sempre gli oneri contributivi seppur non richiesti dall’interessato, tanto che tutte le somme vanno liquidate al lordo e non al netto delle ritenute fiscali e previdenziali (Cass., ord. n. 16668/2020).

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