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Licenziamento per assenza ingiustificata e disoccupazione

Nel corso del 2023 si è parlato molto del licenziamento per assenza ingiustificata e ha avuto molta eco un disegno di legge del maggio 2023 che prevedeva, a fronte dell’assenza ingiustificata, la risoluzione del rapporto di lavoro per dimissioni.

Andiamo però con ordine. 

Cosa s’intende per assenza ingiustificata: modi e tempi

In linea generale è necessario rendere la prestazione di lavoro e ci si può assentare dal lavoro solo a fronte di una giustificazione. 

Le assenze sono infatti riconducibili di norma o a stati di malattia (e in questo caso la giustificazione dell’assenza è rappresentata dal certificato medico) o alla fruizione di ferie o permessi, concordati o autorizzati a seconda delle prassi che sono invalse nelle singole realtà aziendali. 

Costituiscono inoltre valide giustificazioni di assenza anche altre fattispecie, come ad esempio la donazione del sangue, la partecipazione agli scrutini elettorali, le assenze per lutto, ecc.

In assenza di una valida ragione per non presentarsi al lavoro l’assenza si considera ingiustificata.

Sotto il profilo teorico, l’assenza ingiustificata potrebbe costituire un illecito disciplinare e il datore potrebbe avviare nei confronti del dipendente una contestazione disciplinare che poi sfocia in un licenziamento, se la durata dell’assenza ingiustificata si prolunga nel tempo (i contratti collettivi spesso indicano quanti giorni di assenza ingiustificata devono verificarsi perché si possa rischiare il licenziamento). 

Licenziamento per assenza ingiustificata e NASPI

Nel momento in cui il datore di lavoro licenzia il dipendente da una parte deve pagare il cosiddetto ticket naspi (che ha un valore che può anche superare i 1.800 euro), e dall’altra, il dipendente ha diritto a percepire l’indennità di disoccupazione.

Questa situazione ha generato una serie di casi di dubbia genuinità dell’assenza in cui il lavoratore si assentava volontariamente dall’azienda con la sola finalità di essere licenziato e percepire la naspi
Il fatto che l’intimazione del licenziamento abbia un costo per il datore di lavoro ha quindi determinato molti datori di lavoro, a fronte delle volontarie assenze ingiustificate, a soprassedere al licenziamento e a “congelare” il rapporto, senza licenziamento e senza pagamento di retribuzione o contributi.

Qui si è inserito il famoso disegno di legge del maggio del 2023, studiato per i “furbetti” delle assenze. Il disegno di legge prevedeva che avrebbe dovuto considerarsi risolto per dimissioni il rapporto a fronte dell’assenza ingiustificata del dipendente. In questo modo il datore di lavoro non avrebbe dovuto sostenere nessun costo e il lavoratore non avrebbe avuto accesso alla NASPI.

Nonostante il clamore mediatico che è stato dato alla notizia questo era solo un disegno di legge, che non è ancora entrato in vigore (anche se a novembre 2023 ha finalmente iniziato il percorso di approvazione in parlamento), con la conseguenza che, ad oggi, la situazione sopra descritta è rimasta invariata. 
Il dipendente che si assenta senza giustificazione, quindi, ad oggi è possibile che venga licenziato e abbia diritto al trattamento di disoccupazione.

Mi chiamo Andrea Mannino e sono un avvocato specializzato in Diritto del Lavoro

Rivolgiti a me per qualunque problema legato alla sfera lavorativa.

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