Licenziamento: cosa spetta al lavoratore

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Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento è una domanda che non può avere altra risposta se non: Dipende.
Dipende, anzitutto, dalla sussistenza o meno del motivo di licenziamento, perchè se il licenziamento è giustificato al lavoratore potrebbe anche non spettare nulla.
In questo articolo, però, parleremo di cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento ingiustificato o illegittimo.
Ebbene in questo caso, cosa spetta al lavoratore dipende dal numero dei dipendenti dell’azienda e anche dalla data di assunzione.
Per i dipendenti che sono stati assunti prima dell’entrata in vigore del c.d. jobs act del governo Renzi spetta un risarcimento tra 2,5 e 6 mensilità sulla base di criteri quali anzianità di servizio, dimensione aziendale e comportamento delle parti. Chi è stato assunto successivamente al 7 marzo può aspirare ad un risarcimento che parte dalle 2 mensilità e arriva alle 6.
Nel caso di aziende con più di 15 dipendenti assunti prima del 7 marzo 2015 in caso di licenziamento spetta al lavoratore la reintegrazione (ma ciò in pochissimi casi legati sostanzialmente alla natura discriminatoria del licenziamento o alla manifesta insussistenza del fatto alla base del licenziamento) oppure un risarcimento del danno tra le 12 e le 24 mensilità. Inoltre, la violazione di sole regole formali del licenziamento può generare il diritto al pagamento di un risarcimento tra le 6 e le 12 mensilità.
Nel caso di licenziamento di persone assunte dopo il 7 marzo 2015 spetta invece al lavoratore un risarcimento pari a due mensilità ogni anno di anzianità, con un minimo di 4 mensilità ed un massimo di 24 mensilità.
In sostanza alla domanda “licenziamento cosa spetta al lavoratore” non è facile rispondere e anche le indicazioni di questo articolo vanno utilizzate con estrema cautela. In caso di licenziamento occorre rivolgersi tempestivamente ad un avvocato del lavoro e confrontarsi con lui su tutti gli aspetti del caso concreto.

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