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Infarto per eccessivo carico di lavoro: è responsabile il datore di lavoro?

In questo articolo analizziamo un caso interessante di un dirigente medico colpito da infarto il quale ha introdotto una causa sostenendo che l’insorgenza dell’infarto stesso fosse riconducibile al contesto lavorativo e in particolare all’eccessivo carico di lavoro, con conseguente responsabilità del datore di alavoro. 

Nella sentenza si legge «incombe sul lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra I ‘uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di Iavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo».

La stessa sentenza inoltre afferma: «la disposizione di cui all’art. 2087 c.c. si qualifica alla stregua di norma di chiusura del sistema antinfortunistico estensibile a situazioni ed ipotesi non ancora espressamente considerate e valutate dal legislatore al momento della sua formulazione, ed impone all’imprenditore l’obbligo di tutelare l’integrità fisio-psichica dei dipendenti con l’adozione – e il mantenimento perfettamente funzionale – di tutte le misure di tipo igienico-sanitario o antinfortunistico idonee, secondo le comuni tecniche di sicurezza, a preservare i lavoratori dalla lesione nell’ambiente o in circostanza di lavoro anche in relazione ad eventi che non sono coperti specificamente dalla normativa antinfortunistica, giustificandosi l’interpretazione estensiva della cennata norma sia in base al rilievo costituzionale del diritto alla salute (art. 32 Cost.), sia per il principio di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.) cui deve essere improntato e deve ispirarsi anche lo svolgimento del rapporto di lavoro».

Ebbene, partendo da questi presupposti il dirigente medico ha sostenuto di aver subito l’infarto per eccessivo carico di lavoro e che di ciò fosse responsabile il datore di lavoro. In sostanza, il dottore ha allegato di essere stato sottoposto per molti anni a un superlavoro, ovverosia a turni ed orari particolarmente intensi e prolungati, ben al di sopra della normalità. Questa deduzione, correttamente prospettata e provata in causa, oltremodo senza contestazioni da parte della Ast convenuta, è stata quindi data per provata in causa.

Provato l’eccessivo carico di lavoro per poter sostenere che dell’infarto fosse responsabile il datore di lavoro, doveva risolversi la questione del nesso di causa tra superlavoro e infarto.

Nel caso di specie era stato riconosciuto che l’infarto fosse sorto per causa di servizio. 

È quindi stato accertato che per l’infarto per eccessivo caro di lavoro fosse responsabile il datore di lavoro.

Mi chiamo Andrea Mannino e sono un avvocato specializzato in Diritto del Lavoro

Rivolgiti a me per qualunque problema legato alla sfera lavorativa.

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