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Indennità di disoccupazione, naspi e nuovi ammortizzatori sociali

Con l’intervento del d.lgs. n. 23/15, meglio noto con il nome di Jobs Act, il Governo è intervenuto profondamente anche sul tema dell’indennità di disoccupazione e, più in generale, sulle forme di ammortizzatori sociali e reinserimento sul mercato di soggetti che si sono trovati in stato di inoccupazione involontaria (ovvero destinatari di licenziamenti per motivi organizzativi, ovvero dimissionari per giusta causa).

Anzitutto vi sono novità per l’indennità di disoccupazione, dal 1 gennaio conosciuta con l’acronimo di Naspi, cui possono beneficiare i lavoratori che abbiano almeno tredici settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni e abbiano almeno trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti la disoccupazione.

L’importo mensile del trattamento di disoccupazione si calcola dividendo il totale delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni per il numero di settimane di contribuzione, e moltiplicando il quoziente per 4,33. Tuttavia, nel caso in cui la retribuzione mensile risultante da tale operazione sia pari o inferiore a 1.195 euro mensili (per il 2015), l’importo della Naspi sarà determinato in misura pari al 75% della retribuzione stessa. Se, invece, l’importo supera 1.195 euro mensili, verrà aggiunto un importo pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo. In ogni caso l’importo massimo della NASpI nel 2015 non può superare 1.300 euro mensili, rivalutato annualmente.

Per usufruire della Naspi è necessario che i lavoratori partecipino alle politiche attive in linea con quanto verrà precisato con apposita norma entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo.

L’erogazione della NASpI è compatibile con determinate forme di lavoro autonomo, nonché di lavoro subordinato in regime di part-time alle condizioni precisate dal decreto.

Per coloro che hanno fruito dell’indennità di disoccupazione NASpI per l’intera sua durata e, al 31 dicembre 2015, siano privi di occupazione e in situazione economica di bisogno il Governo ha introdotto l’ASDI, riservata a nuclei familiari con minorenni e lavoratori prossimi al pensionamento, di durata massima di sei mesi e pari al 75% del valore dell’indennità di disoccupazione NASpI.

Ulteriore misura di ammortizzatori sociali è volta alla promozione dell’occupazione dei soggetti in stato di disoccupazione.

Si tratta del contratto di ricollocazione, destinato ai soggetti privi di lavoro che risultino immediatamente disponibili allo svolgimento e alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti.

I predetti soggetti potranno rivolgersi ad agenzie per il lavoro autorizzate, private o pubbliche, al fine di ottenere un servizio di profilazione volto a verificare le competenze e le esperienze del soggetto onde definire il “livello di occupabilità” individuale, ossia un livello che misura la distanza del soggetto dal mercato dal lavoro e la correlata difficoltà di essere collocato o ricollocato. La procedura di definizione del profilo personale di occupabilità sarà disciplinata dal successivo decreto attuativo del JobsAct in materia di politiche attive per l’impiego e relativo alla costituzione dell’Agenzia Nazionale per l’Occupazione.

In base al predetto livello di occupabilità, al soggetto privo di lavoro sarà corrisposta una determinata “dote individuale di ricollocazione” che potrà essere utilizzata presso i soggetti accreditati per ricevere un’assistenza professionale nella ricerca della nuova occupazione. Il riconoscimento dell’ammontare della dote da parte del soggetto accreditato è condizionato al conseguimento dei risultati fissati dallo stesso emanando decreto sulle politiche attive del lavoro.

Vi è poi l’indennità di disoccupazione per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata (DIS-COLL) ed è stata introdotta in via sperimentale per il 2015, in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a decorrere dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 concernenti collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata Inps, non pensionati e privi di partita Iva. Restano, invece esclusi dal beneficio gli amministratori, i sindaci, i pensionati e i titolari di partita Iva.

La misura dovrebbe avere un orizzonte temporale di breve e di medio periodo, se si considera che nei progetti del Governo c’è la cancellazione o, comunque, la forte riduzione dell’utilizzo delle collaborazioni coordinate.

I requisiti di accesso al beneficio sono: il versamento di almeno tre mesi di contributi previdenziali nel periodo tra il 1° gennaio dell’anno solare precedente la cessazione dal lavoro e almeno un mese nell’anno della risoluzione del rapporto.

La DIS-COLL è erogata su base mensile per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione del lavoro al predetto evento e, comunque, non può superare i 6 mesi.

Per quanto riguarda l’importo, la DIS-COLL ammonta al 75% del reddito mensile, se uguale o inferiore a 1.195 euro mensili; se il reddito è superiore, l’indennità è incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra l’importo e il reddito medio mensile. Il sussidio mensile non può in ogni caso superare i 1.300 euro mensili; a partire dal 1° giorno del quarto mese di fruizione, l’importo della DIS-COLL si riduce, ogni mese, del 3%.

Insomma uno strutturale intervento in tema di indennità di disoccupazione e ammortizzatori sociali che ci si augura possa dare una mano concreta ai soggetti inoccupati che, con fatica, cercano il reinserimento nel mercato del lavoro.

Accordo di buonuscita per i dipendenti. I Consigli dell'Avvocato del Lavoro.

La gestione degli accordi di buonuscita è molto delicata e richiede sempre l’assistenza da parte di un Avvocato del Lavoro.

Per valutare la buonuscita, infatti, non è sufficiente arrestarsi alla valutazione della sua quantificazione economica (dato pur importantissimo) ma è indispensabile verificare modalità di risoluzione, preavviso, gestione dei benefit, titoli di erogazione delle somme, possibilità di outplacement, referenze ecc.

Entriamo quindi più nel dettaglio su cosa occorre considerare onde valutare la congruità di una accordo di buonuscita.

Anzitutto si deve partire dalla valutazione di congruità della proposta di buonuscita. In questo contesto, molto dipende dalla volontà datoriale di risolvere il rapporto di lavoro: se non c’è questa volontà, diventa difficile ottenere buoni risultati. In questo senso, quindi, quando il dipendente punta ad un accordo di uscita, e il datore di lavoro ha manifestato interesse in tal senso, occorre non manifestare il desiderio di uscire dall’azienda perchè si rivelerebbe controproducente.

In linea generale, comunque, per valutare la congruità dell’accordo si devono avere a mente le regole sui licenziamenti, ovvero conoscere le conseguenze a cui si esporrebbe un datore di lavoro in caso di licenziamento ingiusto.

La materia è molto complessa ma in questa sede possiamo considerare un range di 12 – 24 mensilità, tenendo conto dell’incidenza anche dei rate delle mensilità aggiuntive, dei premi, ecc, che dovranno essere considerate per quantificare l’incentivo all’esodo.

Importantissimo è l’accordo sul preavviso, che comunque è diritto del dipendente.

Rilevante, ai fini dell’accesso al trattamento di disoccupazione, è identificare nell’accordo di risoluzione una modalità che lo consenta, tenendo conto che l’Inps non eroga la disoccupazione per i casi di inoccupazione volontaria.

La sostanza di interesse per il dipendente nell’accordo di buonuscita è rappresentata dal grado di tassazione che le somme erogate avranno. L’incentivo all’esodo, in base al titolo per cui viene erogato, può al netto essere molto diverso.

Nella valutazione dell’incentivo all’esodo e dell’accordo di buonuscita dovrà poi essere valutata anche la componente dei benefit, potrà essere opportuno chiedere il rilascio di lettera di referenza e servizi di outplacement.

Tutte le questioni dovranno essere affrontate con l’Avvocato del Lavoro, per una valutazione complessiva e per redigere un accordo di uscita in linea con le aspettative, tenendo conto che i datori di lavoro, in genere, dovranno farsi carico anche dei costi di assistenza legale.