Agosto si avvicina e, puntuale come il caldo, arriva la comunicazione aziendale: chiusura collettiva, ferie obbligatorie, richieste da presentare entro tale data. E con lei, una serie di dubbi che ogni lavoratore dipendente si porta dietro da anni senza aver mai trovato una risposta chiara.

- Puoi essere costretto ad andare in ferie?
- Cosa succede se non ne hai abbastanza?
- Il capo può richiamarti mentre sei in vacanza?
Abbiamo raccolto le 10 domande più frequenti e ti diamo risposte concrete – non formule di rito.
Nota: le informazioni qui riportate hanno carattere generale e informativo. Ogni situazione è diversa: per valutare il tuo caso specifico, è sempre utile fissare con il nostro studio un appuntamento di consulenza.
1. Il datore di lavoro può obbligarmi ad andare in ferie?
Sì, in linea generale può farlo.
Le ferie sono un diritto del lavoratore, ma non funzionano come un bonus da usare quando si vuole. La legge prevede che la loro collocazione tenga conto anche delle esigenze organizzative e produttive dell’azienda. Il datore di lavoro può quindi stabilire – entro certi limiti – quando una parte delle ferie debba essere utilizzata, purché lo comunichi con un preavviso adeguato e nel rispetto delle regole applicabili. Di norma, i contratti collettivi disciplinano la determinazione del periodo di ferie.
È quindi opportuno che il dipendente individui il CCNL applicato al proprio rapporto di lavoro e verifiche le disposizioni in materia.
2. L’azienda può chiudere ad agosto e impormi di usare le ferie?
Nella maggior parte dei casi, sì.
La chiusura collettiva estiva è una pratica molto diffusa, soprattutto in certi settori. Quando l’attività si ferma per ragioni organizzative, i dipendenti vengono generalmente chiamati a coprire il periodo con le ferie maturate.
È una situazione considerata legittima, purché rispetti quanto previsto dal contratto collettivo applicato in azienda.
3. Sono stato assunto da poco e non ho abbastanza ferie: cosa succede?
Dipende, ma non sei necessariamente a piedi.
Se hai pochi mesi di anzianità e non hai ancora maturato giorni sufficienti per coprire la chiusura, esistono diversi strumenti che possono intervenire: le ferie maturande (anticipate rispetto alla maturazione futura), i permessi retribuiti, la banca ore, o altre soluzioni previste dal tuo CCNL. Vale la pena confrontarsi con l’ufficio del personale per capire cosa si applica nel tuo caso.
4. Posso scegliere liberamente quando andare in ferie?
Non del tutto.
Puoi presentare una richiesta indicando il periodo che preferisci, ma l’approvazione finale spetta al datore di lavoro. L’obiettivo – almeno in teoria – è trovare un equilibrio tra le tue esigenze personali e quelle organizzative dell’azienda. In pratica, più sei flessibile e anticipa la richiesta, più hai probabilità che venga accettata.
5. Il datore di lavoro può rifiutare la mia richiesta di ferie?
Sì, se ha ragioni concrete.
Il rifiuto è giustificato quando ci sono esigenze produttive reali: un picco di lavoro, carenza di personale, la sovrapposizione con colleghi che svolgono mansioni essenziali. In questi casi l’azienda può proporre un periodo alternativo. Quello che non può fare è rifiutare sistematicamente senza mai offrire alternative – ma su questo si veda anche la domanda 9.
6. Il datore deve spiegarmi perché rifiuta le ferie?
Non sempre esiste un obbligo formale di motivazione dettagliata.
Però il comportamento del datore di lavoro deve rispettare i principi di correttezza e buona fede, che nel diritto del lavoro italiano hanno un peso concreto. Un rifiuto ripetuto, apparentemente arbitrario e privo di qualsiasi spiegazione è un campanello d’allarme che merita attenzione – e magari una consulenza.
7. Il datore può annullare delle ferie già approvate?
Può succedere, ma non è la norma.
Quando le ferie sono già state autorizzate, il lavoratore ha ragionevolmente potuto organizzarsi: voli, hotel, impegni familiari. Per questo motivo, modificare o revocare ferie già concesse richiede ragioni organizzative serie e documentabili. Non è un potere discrezionale esercitabile a piacimento.
8. Il datore può richiamarmi dalle ferie?
Solo in situazioni davvero eccezionali.
Essere richiamati durante le ferie non dovrebbe mai essere una modalità ordinaria di gestione. Se però si verifica una situazione straordinaria e il rientro è richiesto, il lavoratore ha generalmente diritto al rimborso delle spese sostenute a causa dell’interruzione – un dettaglio che molti non conoscono e che vale la pena tenere a mente.
9. Il datore può rimandare le ferie all’infinito per esigenze aziendali?
No, e la legge è abbastanza chiara su questo.
Le ferie hanno una funzione precisa: tutelare la salute e il benessere del lavoratore. Non possono essere usate come moneta di scambio o rinviate indefinitamente. Il D.Lgs. 66/2003 stabilisce che almeno due settimane di ferie vadano godute nell’anno di maturazione; le settimane restanti devono essere fruite entro 18 mesi dalla fine dell’anno in cui sono maturate.
Superati questi termini, scattano obblighi precisi per il datore di lavoro.
10. Cosa posso fare se penso che le mie ferie vengano gestite in modo scorretto?
Prima parla, poi valuta
Il primo passo è sempre un confronto diretto con il datore di lavoro o con l’ufficio HR – spesso i problemi nascono da comunicazioni poco chiare, non da malafede.
Se però il problema persiste o hai dubbi concreti sulla correttezza della gestione, una consulenza da un professionista del diritto del lavoro ti permette di capire cosa ti spetta davvero e quali strade hai a disposizione.
Le ferie non sono un regalo dell’azienda: sono un diritto, tutelato dalla legge e dai contratti collettivi. Ma sono anche uno spazio che richiede un bilanciamento tra esigenze personali e organizzative – e che, purtroppo, non sempre viene gestito con la trasparenza che meriterebbe.

Mi chiamo Andrea Mannino e sono un avvocato specializzato in Diritto del Lavoro
Se hai dubbi sulla tua situazione specifica, non affidarti al passaparola dei colleghi: ogni caso è diverso, e una valutazione professionale può fare la differenza.