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Danno psicofisico per lavoro oltre il limite massimo orario: c’è il risarcimento

In questo articolo affrontiamo il tema del danno che può causare al sistema psicofisico il lavoro oltre il limite massimo di orario, partendo da una giurisprudenza di merito (Tribunale di Padova 6 marzo 2024). 

Il caso di specie riguardava un dipendente che veniva inserito in una realtà aziendale dapprima quale tirocinante e successivamente quale apprendista. Il contratto proseguiva anche successivamente fino a concludersi, a distanza di circa 8 anni, per dimissioni per giusta causa presentante dal dipendente. 

Il lavoratore rappresentava di avere sempre lavorato oltre il limite massimo orario e di aver subito per questo un danno psico-fisico.

Il Tribunale di Padova ha ritenuto che il danno da usura psico-fisica si verifichi quale “conseguenza di una prestazione lavorativa che ecceda di gran lunga i limiti previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva e si protragga per diversi anni”. 

Secondo il Tribunale qualora il datore di lavoro non consenta al dipendente di fruire del riposo settimanale come previsto dalla costituzione, e la mancata fruizione del riposo si protragga in maniera significativa nel tempo, allora il lavoratore avrà diritto ad essere risarcito

Lo stesso dicasi per il caso in cui il lavoratore sia chiamato a svolgere un numero abnorme di ore di lavoro straordinario

Nel caso di specie, il ricorrente aveva svolto in media più di 8 ore settimanali di lavoro straordinario per oltre 7 anni a partire da gennaio 2011, operando inoltre in trasferta per intere settimane. Il Tribunale di Padova, in applicazione dei principi enucleati dalla Suprema Corte in materia di mancata fruizione del riposo, ha pertanto ritenuto sussistente il danno da usura psico-fisica nella misura in cui “tali rilievi, oltre a confermare la presunzione di sussistenza nel caso concreto del danno da stress, rilevano alla stregua di parametro di determinazione della sua entità e della sua quantificazione in via equitativa”, distinguendolo dal danno biologico, per il quale si ribadisce l’esistenza di un onere probatorio ben più stringente.

Quanto alla quantificazione, in via equitativa, il giudice ha liquidato un danno di 1,50 euro per ogni ora di straordinario in eccedenza rispetto al limite annuo di 250 ore.

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