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Cos’è il mobbing?

Come Avvocati del Lavoro trattiamo frequentemente la tematica del Mobbing, perché si tratta di un’espressione oramai di uso comune di cui spesso, però, si fraintende il significato. In questo articolo quindi cercheremo di spiegare, in parole semplici, in cosa consista il mobbing sul lavoro e proveremo a fare qualche esempio per consentire al lettore di capire se effettivamente versi in questa fattispecie. 

Mobbing sul lavoro: cosa significa?

Il mobbing è costituito da una serie di atti illeciti, persecutori o vessatori, che vengono perpetrati sull’ambiente di lavoro ai danni del dipendente, tali da determinare l’insorgenza di un pregiudizio psico-fisico suscettibile di quantificazione medico – legale.

I caratteri che contraddistinguono l’azione mobbizzante sono quindi rappresentati:

  • dall’illiceità degli atti compiuti
  • dalla loro ripetitività e costanza in un arco temporale apprezzabile
  • dalla loro idoneità a determinare un danno psico-fisico

Partendo dal primo presupposto, perché si possa parlare di Mobbing sul lavoro deve trattarsi di atti illeciti compiuti da parte del datore di lavoro o di colleghi di lavoro.

Esempi di mobbing

Spesso i clienti ci domandano se l’invio di lettere di contestazione disciplinare possa configurare una forma di mobbing. In linea generale no. L’esercizio del potere disciplinare, infatti, è uno dei poteri che la legge attribuisce al datore di lavoro e quindi, il suo esercizio non rappresenta di norma un atto illecito, anche nei casi in cui la contestazione sia infondata. In questi ultimi casi, infatti, la legge consente al lavoratore diversi strumenti di impugnazione delle sanzioni disciplinari che rappresentano quindi la misura controffensiva che il lavoratore può utilizzare. Tuttavia, laddove il potere disciplinare venga utilizzato in maniera abusiva e dispotica, magari con contestazioni disciplinari a pioggia per motivi anche bagatellari, allora è possibile che si tratti di un esempio di mobbing sul lavoro. Pertanto, ricevere due o tre lettere di contestazione disciplinare in un arco temporale di qualche mese certamente non può considerarsi un esempio di mobbing sul lavoro, anche se le contestazioni sono false. Se però il lavoratore viene raggiunto da decine di contestazioni in un periodo ravvicinato è molto probabile che la modalità di estrinsecazione del potere disciplinare del datore di lavoro esorbiti dalla sua legalità di esercizio.

Facciamo un altro esempio. Durante la malattia il datore di lavoro può controllare il lavoratore ricorrendo alle visite di controllo. Di norma questo atto non è illecito. Può tuttavia diventarlo se visite fiscali vengono richieste massivamente e a pioggia, perché non rappresentano più la volontà di controllo ma sono manifestazione di volontà di vessare il dipendente. 

E ancora. Il datore di lavoro ha senz’altro il potere di rimproverare il dipendente e redarguirlo, invitandolo a migliorare ovvero criticando il suo operato. Si tratta di un atto che può anche essere non gradito al dipendente, specialmente se compiuto di fronte ad altri colleghi, ma può sicuramente configurare un legittimo esercizio del potere di controllo e direttivo. Se però il rimprovero si manifesta in forma ingiuriosa o diffamatoria, corredato di insulti e offese, con termini inappropriati, e questo tipo di atteggiamento si ripete nel corso del tempo, allora può trattarsi di un esempio di mobbing sul lavoro. 

Un atto di demansionamento non sempre rappresenta un atto di mobbing sul lavoro. Non solo perché il demansionamento costituisce fattispecie di illecito in sé, ma anche perché non sempre è illegittimo. La legge consente al datore di lavoro, solo al ricorrere di determinate circostanze riorganizzative, di attribuire al dipendente mansioni inferiori. Se dette circostanze ricorrono allora il dipendente non potrà lamentarsi di essere vittima di mobbing, perché le condotte sono state compiute dal datore di lavoro in maniera lecita, sulla base della normativa di legge. 

Insomma, è bene distinguere tra atti frutto di un contesto lavorativo teso e sgradevole, che non rientrano tra i casi di mobbing sul lavoro, e atti illeciti che invece lo configurano. Questa distinzione può essere molto complessa ed è opportuno compierla con l’assistenza di un avvocato esperto in mobbing sul lavoro.

Per riassumere, comunque, rappresentano esempi di mobbing sul lavoro

  • Ingiurie e diffamazioni
  • Visite fiscali a pioggia
  • Contestazioni disciplinari abusive, infondate e a pioggia
  • Demansionamento 
  • Atti vessatori e abusivi tesi a mettere in difficoltà il dipendente, come ad esempio l’attribuzione di turni di lavoro assurdi o spezzati
  • Dotazione di strumenti di lavoro inappropriati
  • Attribuzione di carichi di lavoro eccessivi o richieste inappropriate
  • Molestie 

Gli atti di mobbing sul lavoro, per essere rilevanti, devono essere compiuti, in linea generale, in maniera ripetuta e sistematica nel tempo. Perché si possa parlare di mobbing, infatti, deve trascorrere un lasso temporale apprezzabile, di norma almeno di qualche mese, perché diversamente sarebbero episodi saltuari. 

Se si è vittima di qualche episodio saltuario ma grave, quindi, la reazione non è quella di prospettare un’azione di mobbing ma quella di reagire al singolo atto illecito. Ad esempio, se si viene insultati dal superiore, in malo modo e dinnanzi a più colleghi, si potrà valutare una iniziativa avverso l’ingiuria o la diffamazione subita ma non si potrà parlare di esempio di mobbing sul lavoro.

Infine, il mobbing sul lavoro deve determinare un danno psico-fisico suscettibile di quantificazione medico legale. Può sembrare strano, ma se si è vittima di mobbing sul lavoro ma non si subisce alcun danno, magari perché si ha una personalità particolarmente solida e resiliente, non potrà avviarsi alcuna azione di risarcimento del danno, proprio perché danni non ce ne sono stati. 
Ci sono invece casi, purtroppo, in cui il mobbing altera gli equilibri della persona, genera malesseri e spesso patologie depressive, magari anche prolungate nel tempo. In questi casi la situazione psico-fisica della persona risulta danneggiata e un medico legale, mediante una perizia, può quantificare questo danno che è, appunto, quello che può essere richiesto mediante un’azione giudiziaria.

Non esitare a contattarci se pensi di essere stato vittima di mobbing sul lavoro.

Andrea Mannino avvocato del lavoro dirittilavoro

Mi chiamo Andrea Mannino e sono un avvocato specializzato in Diritto del Lavoro.

Rivolgiti a me per qualunque problema legato alla sfera lavorativa.

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